Panettone del maestro Elmi: la mia nuova sfida
Ci sono ricette che ti chiamano per nome.
Non perché siano facili, anzi, proprio il contrario: perché sai che ti metteranno alla prova, che ti faranno studiare, sbagliare, ricominciare.
Il nuovo panettone del maestro Elmi
per me è stato esattamente questo: una sfida accesa, piena di entusiasmo, profumi di burro e agrumi, e quella magia che solo i grandi lievitati sanno regalare, ricetta dal suo libro "I miei dolci" e grazie ai suggerimenti delle amiche.
Quando mi metto davanti a una nuova ricetta di panettone, so già che non sarà “solo” una preparazione.
È uno studio, un dialogo silenzioso con l’impasto: capire come reagisce, quanto assorbe, come si muove il glutine, quanto chiede in termini di tempo e pazienza.
Il panettone del maestro Elmi è una ricetta strutturata
, equilibrata, pensata per dare un impasto sostenuto, ma allo stesso tempo scioglievole, con una mollica setosa e profumata.
Proprio quello che amo nei grandi lievitati: non solo l’estetica, ma la sensazione al taglio, la leggerezza in bocca, la persistenza dei profumi.
Ogni volta che affronto una nuova ricetta, lo faccio con un misto di rispetto e di eccitazione:
voglia di imparare qualcosa che ancora non so.
desiderio di migliorare la gestione del mio lievito
curiosità di capire dove quella formula può portarmi
E
questo panettone del maestro Elmi
, già dal primo impasto, mi ha fatto capire che la strada sarebbe stata impegnativa, ma estremamente gratificante.
Il momento della verità, per me, non è l’uscita dal forno. È il taglio.
Quando il panettone è stato capovolto, raffreddato, riposato il tempo necessario (quella parte in cui bisogna saper aspettare, anche se la curiosità vorrebbe fare subito la fetta…), arriva finalmente il coltello.
Il primo taglio racconta tutto:
lo sviluppo della lievitazione,
la struttura della mollica,
la distribuzione delle sospensioni,
la lucentezza dei canditi,
l’elasticità dell’alveolatura.
Quando ho tagliato
il primo panettone del maestro Elmi
, ho sentito chiaramente quella sensazione che cerco sempre: la resistenza leggera al coltello, la mollica che si apre morbida, gli strappi interni che disegnano trame leggere, e i canditi ben distribuiti, lucenti, puliti.
Il profumo è stato il secondo regalo: burro, vaniglia, agrumi, una nota lattica delicata e piacevole.
In quel momento tutte le ore di lavoro – i rinfreschi del lievito, il controllo delle temperature, l’attenzione agli impasti – hanno avuto un senso.
Se desiderata provare una nuova ricetta e provare una nuova sfida qui la mia nuova ricetta e vi ricordo che sul blog c'è un'intera sezione dedicata ai GRANDI LIEVITATI con tante ricette di maestri famosi.